Non ci si giocava la vita sul prato dell’Olimpico, ieri sera, ma di una cosa si poteva essere certi: che la sfida tra Roma e Inter avrebbe messo in palio una buona dose di fiducia e autostima per il mese intenso che si profila loro davanti. [Foto Inter]
Mattia Agresti
Ultima modifica: 5 Dicembre 2025
Si trattava solo del settimo appuntamento in Serie A, ma quello tra Roma e Inter aveva già tutti i crismi del grande duello. I giallorossi si presentavano da primi della classe e, dopo lo scivolone esterno del Napoli, ambivano alla vetta solitaria; i nerazzurri, invece, arrivavano nella Capitale con l’ambizione di dare continuità a quel filotto di cinque vittorie consecutive, raccolte tra campionato e Champions.
Al triplice fischio, ne è uscita vincitrice la compagine guidata dall’ex, Cristian Chivu. Lo 0-1 definitivo, che permette l’aggancio al vertice, dà credito al tecnico romeno e al suo staff, meritevoli per la scelta di una strategia conservativa, poi assimilata al meglio dagli undici in campo.
Per descrivere al meglio il momento clou dell’incontro, qui si propone un ribaltamento del celebre paradosso di Zenone: quello secondo il quale Achille, nonostante l’enorme vantaggio in termini di velocità, non avrebbe mai potuto acciuffare la tartaruga.
Ecco, quando il cronometro si aggirava attorno ai 5 minuti e mezzo, Ange-Yoan Bonny si è messo i panni di Achille pie’ veloce e, dopo aver seminato la difesa giallorossa (che qui interpreta la tartaruga), si è involato verso la porta e ha trafitto sul primo palo un imperfetto Svilar.
Dopo aver colpito a freddo gli avversari, l’Inter ha indossato l’elmetto e ha condotto una partita umile e ordinata, lasciando spesso e volentieri l’iniziativa nelle mani della Roma, che a sua volta non ha creato particolari problemi alla retroguardia nerazzurra, almeno nel primo tempo.
Ed è proprio nella preparazione di questo guscio difensivo che risiede il piccolo, grande capolavoro di mister Chivu: in nome di un’Inter «ibrida ed imprevedibile», ha sacrificato le propulsioni offensive dei suoi esterni (Dimarco soprattutto) per ottenere copertura e superiorità numerica sulle fasce, noto punto di forza delle squadre di Gasperini.

siamo a 9 sconfitte di fila e 16 partite consecutive senza vittoria (l’ultima, Atalanta-Inter 4-1, risale all’11 novembre 2018). [Foto AS Roma]
Eppure, per risolvere il rompicapo, il tecnico di Grugliasco aveva tentato l’effetto sorpresa: con l’inserimento di Dybala nel ruolo di falso nueve, l’obiettivo era quello di svuotare il centro dell’attacco, togliendo un punto di riferimento come Dovbyk ad Acerbi; la scelta, in verità, non ha sortito gli effetti desiderati e ha finito per nuocere alla manovra offensiva romanista.
Nella ripresa, la produzione offensiva degli uomini di Gasp è cresciuta sensibilmente ma, nonostante il calo fisico degli ospiti, si è rivelata ugualmente infruttuosa: gli ingressi dell’attaccante ucraino, di Bailey e Ferguson non hanno comunque cambiato le sorti del match.
Poteva sembrare la volta buona, ma la tartaruga Inter è sfuggita a Gasperini pie’ veloce. Ancora.
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