Con un assolo di 12 chilometri verso Hautacam, Tadej Pogačar ha creato il vuoto dietro di sè: i suoi diretti avversari – Jonas Vingegaard in primis – non hanno potuto opporre resistenza. [Foto AFP]
Mattia Agresti
Quando il gioco si fa duro, diventa tutta una questione di gambe. Non importa se, sulla carta, disponi della squadra più attrezzata: sulle grandi salite del Tour de France, la verità viene fuori dai duelli vis à vis tra i principali protagonisti piuttosto che tra le partite a scacchi tra le varie compagini coinvolte.
Ed è mancato proprio il carburante a Jonas Vingegaard per mantenere il passo di un Tadej Pogačar semplicemente inarrestabile: sulla storica salita di Hautacam – lì dove il danese aveva ipotecato il successo del 2022 – il campione sloveno ha fugato tutti i dubbi sulla sua condizione, aprendo un distacco di 2’10’’ sul diretto rivale e piazzando un colpo pesante in ottica maglia gialla – 3’31’’ è ora il vantaggio nella generale su Vingegaard, secondo.

un incidente sulle strade del Giro della Valle D’Aosta. [Foto Getty]
Nonostante le rassicurazioni dopo la scivolata di Tolosa, i punti interrogativi continuavano ad aleggiare per la sua squadra, la UAE Emirates, che nel frattempo aveva perso per strada un pezzo importante come Joao Almeida.
Con lo scopo di isolare Tadej, il Team Visma | Lease a Bike ha scelto di condurre una corsa molto dura sin dalla prima asperità di giornata – il Col du Soulor (11,8 km al 7,3% di pendenza media) – sfruttando le numerose frecce al proprio arco.
Questa strategia, però, si è presto rivelata un’arma a doppio taglio: le difficoltà di Matteo Jorgenson, Simon Yates e Sepp Kuss – principali scudieri di Vingegaard quando la strada sale – hanno dimostrato una volta di più che gli imprevisti sulle strade della Grande Boucle sono sempre dietro l’angolo.
A lanciare il corridore sloveno verso il suo terzo successo in questo Tour de France, ci ha pensato l’ecuadoriano Jhonatan Narvaez, il cui lavoro era già terminato a 12 chilometri dall’arrivo: da qui in poi, è stato un autentico one man show, in quanto lo stesso Vingegaard ha perso la sua ruota dopo la primissima accelerazione.
La canicola pirenaica ha mietuto numerose vittime, a partire dalla maglia gialla: l’irlandese Ben Healy, che si era conquistato con merito il simbolo del primato alla vigilia della giornata di riposo, ha dovuto alzare bandiera bianca, accumulando un ritardo di 13 minuti da Pogačar.
Chi ha limitato i danni, invece, è stato Remco Evenepoel. Il belga della Soudal Quick-Step, staccatosi dai migliori già sul Col du Soulor, ha fatto valere le sue doti da passista, contenendo il distacco dallo sloveno a soli 3 minuti e 35 secondi – al pari di Kévin Vauquelin, su cui sono riposte le ultime speranze di podio del pubblico transalpino.
Ora, il trittico sui Pirenei prosegue con la cronoscalata verso Peyragudes (10,9 km di lunghezza, di cui 8 di salita al 7,9% di pendenza media). E se le gambe non fanno brutti scherzi, oggi Pogačar ha l’opportunità concreta per mettere una seria ipoteca sul suo quarto Tour de France.
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