Se qualcuno non li aveva presi in considerazione, adesso è il momento di farlo: nel calcio che conta, ci sono anche Enzo Maresca e i suoi ragazzi. [Foto Chelsea FC]
Mattia Agresti
Con la vittoria del nuovo mondiale per Club negli States, l’operazione «Make Chelsea Great Again» è solo nelle sue battute iniziali. Al MetLife Stadium di East Rutherford – dove ha fatto intrusione Donald Trump, le cui preoccupazioni sono molto più grandi di una partita di soccer – Enzo Maresca, principale promotore dell’operazione appena citata, ha piazzato la ciliegina sulla torta in una stagione brillante, durante la quale ha ricondotto i blues nella dimensione di top team: non tanto per la vittoria della Conference League in qualità di superfavoriti, ma soprattutto per il ritorno nell’Europa che conta.
Questo successo ha permesso di giungere alla quadratura di un cerchio aperto nel 2021, quando a Stamford Bridge era tornata la Champions League: è grazie proprio a quel trofeo che il Chelsea è volato negli USA per giocare – e infine trionfare – nella nuovissima competizione FIFA.
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I presupposti per continuare sulla stessa lunghezza d’onda ci sono, a partire dalla stella più luminosa della squadra, che non oscura gli altri ma, anzi, aiuta a farli giocare bene. Il resoconto del rendimento di Cole Palmer parla chiaro: in 52 presenze nel 24/25, ha messo a referto 18 gol e 14 assist, condensati nei momenti più importanti; è lui che ha sbloccato sia il quarto di finale contro il Palmeiras che l’atto conclusivo con il PSG, con tanto di doppietta-fotocopia e di passaggio al bacio per il nuovo arrivato.
«Ora dubitate di noi» – ha detto ai canali ufficiali del club e sui suoi profili social.
Oltre al fresco numero 10, ad alzare la cifra tecnica degli uomini di Maresca ci pensa il neo-acquisto Joao Pedro, ingaggiato in tempi record dal Brighton e subito aggregato alla squadra negli Stati Uniti, dove si è presentato con un impatto devastante, con scherzo del destino allegato. Nella semifinale contro il Fluminense, squadra nel cui vivaio è cresciuto, ha chiuso anche lui un cerchio: con una rete per tempo, una più spettacolare dell’altra, ha proiettato il Chelsea verso la finale, riservando un grosso dispiacere al caro Tricolor.
Dal canto suo, il tecnico italiano – ben noto per aver studiato presso la corte di Pep Guardiola – si è tolto una grossa soddisfazione: ha dimostrato ai suoi colleghi che sì, si può sconfiggere la corazzata di Luis Enrique, ma solo tramite una meditata organizzazione del piano di gioco.
Per eseguirlo, non poteva bastare solo il talento del 10 e del 20, ma serviva tanta sostanza, soprattutto in mezzo al campo. È qui che risiede il vero capolavoro del manager campano: piazzando il trio Fernandez-Caicedo-James, ha neutralizzato la batteria di tuttocampisti più efficace in Europa, formata da Joao Neves (poi espulso), Fabian Ruiz e Vitinha.
Si è trattato di un autentico atto di coraggio: infatti, eccetto per la staffetta tra Joao Pedro e il nuovo 9 Delap, aveva confermato in blocco la formazione che aveva ceduto sotto i colpi del Flamengo, durante la fase a gironi. Ma the boss sa il fatto suo e tramite qualche aggiustamento tattico – si veda l’abbassamento di Pedro Neto a sostegno di Cucurella per contenere lo straripante binomio Douè-Hakimi – ha incartato la macchina perfetta di Luis Enrique.
Words from the boss. 😁 pic.twitter.com/WcgFJWgB19
— Chelsea FC (@ChelseaFC) July 14, 2025
La propria impronta su questa squadra, Enzo Maresca, l’ha già piazzata e ora la missione è avviata: Make Chelsea Great Again.
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