Attraverso istanti, scelte e parole significative, un racconto del primo, indimenticabile trionfo a Wimbledon di Jannik Sinner. [Foto copertina – AELTC]
Mattia Agresti
È il terzo set della finale di Wimbledon e il parziale dice 3-4 in favore di Carlos Alcaraz. Fino a quel momento l’incontro si è retto sul filo di un equilibrio sottilissimo. Ora, al servizio c’è Sinner e il punteggio è sul 30-30, con una di seconda di servizio da pensare ed eseguire. Ace di seconda. 40-30, c’è finalmente una chance per tornare in parità: ace, di nuovo.
Il tennis, più di ogni altro sport, è una questione di attimi, pochi centimetri o addirittura millimetri: quelli che sono mancati a Parigi in occasione del secondo match point, su quella risposta di rovescio, se li è ripresi a Londra in momenti altrettanto pesanti. È buona pratica, talvolta, separarsi da numeri e percentuali, cercando di fotografare le scelte più importanti nei momenti più pesanti, soprattutto in eventi di questa portata. E questa volta, anche la ruota della fortuna ha strizzato l’occhio a Sinner: d’altronde, se rendi il duro lavoro una costante della tua vita e della tua carriera, arriverà la Dea bendata a darti un piccolo aiuto, prima o poi.
An indescribable feeling… ✨#Wimbledon pic.twitter.com/QOi8n7D90T
— Wimbledon (@Wimbledon) July 14, 2025
Con il trionfo sull’erba dell’All England Club, Jannik Sinner ha scritto un’altra, splendida pagina della storia del tennis italiano: per farlo, non si è servito esclusivamente del suo ben noto talento, ma anche (e soprattutto) di un pizzico di coraggio e lucida follia, che lo hanno accompagnato nei momenti e nelle decisioni più delicate.
A proposito di scelte, altrettanto coraggiosa – e, a primo impatto, inspiegabile per chi scrive – è stata quella di licenziare Ulises Badio e Marco Panichi, mettendo fine a una collaborazione durata solo qualche mese. L’azzurro ha optato per questo cambiamento, seppur radicale, in una fase della stagione piuttosto particolare; qualcuno, spinto dalla curiosità o dalla ragion di stato, ha cercato di estrapolarne le motivazioni, ma lui, con la solita faccia da poker, ha preferito non svelare alcun dettaglio.
Una velata lectio magistralis in materia di gestione di energie mentali, più che mai preziose quando si scende in campo con una racchetta in mano, su palcoscenici e contro avversari di grande spessore.
After all the hours together, Sinner shares a moment with his team to celebrate this momentous occasion 🫶#Wimbledon pic.twitter.com/HobaOXH3Tf
— Wimbledon (@Wimbledon) July 13, 2025
Come abbiamo visto, un numero 1 del mondo si distingue anche per le parole che spende davanti ai microfoni, anche in situazioni più complicate. E quando in conferenza stampa gli è stato chiesto se si fosse reso conto di «essere entrato nella storia dello sport italiano», lui ha risposto così:
«Sì, me ne rendo conto. Però, sono anche convinto che non si possa parlare di storia per un ragazzo di 23 anni. La storia si fa nel corso di tanti anni, con continuità, con tanto successo, anche dai 25 ai 30 (anni, ndr). Sono consapevole di aver vinto dei tornei che mancavano all’Italia, di aver raggiunto dei numeri inediti. Ma io faccio la storia per me stesso. Questo non vuol dire che non penso al Paese, anzi: mi sento fortunato di essere italiano e sono convinto che l’Italia si meriti tante, tante cose belle. Ma adesso bisogna andare avanti.»
Jannik Sinner, in conferenza stampa dopo la finale con Carlos Alcaraz.
Queste parole bastano per restituirci, una volta di più, una fotografia in altissima definizione di Jannik Sinner: un condensato di umiltà, spirito di sacrificio e – non ultima per importanza – fame di successo con pochi eguali e che, proprio per questo, deve essere preso come esempio per grandi e piccini, nello sport come nella vita quotidiana.
Se in questa fresca serata d’estate il nostro cuore ha battuto un po’ più forte del solito, bisogna ringraziare un ragazzo di Sesto Pusteria dai capelli rossi, che adora la sua famiglia, il suo team e tutto ciò che fa ogni giorno.
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