Dopo aver flirtato a lungo con la vittoria, Charles Leclerc si è dovuto arrendere ai problemi della sua Ferrari e allo strapotere papaya. [Foto IPA]
Mattia Agresti
Nel mondo delle corse – e soprattutto in Formula 1, che ne è la massima espressione – i segreti dei successi (e degli insuccessi, in questo caso) vengono raramente a galla nella loro purezza. Quindi, per evitare che informazioni preziose possano diventare di dominio pubblico, nella comunicazione si ricorre spesso a un linguaggio cifrato, come nel caso dell’ultimo, concitato Gran Premio d’Ungheria.
Nel corso di una gara in cui Charles Leclerc e la Ferrari erano in piena lotta per la vittoria contro il duo McLaren, alcuni problemi non meglio precisati hanno affetto le prestazioni della monoposto numero 16, poi precipitata al quarto posto e a 42 secondi da Lando Norris, che ha conquistato il gradino più alto del podio.
Sulla reale natura di questi intoppi, però, né il pilota né il suo ingegnere di pista, Bryan Bozzi, hanno fornito precise indicazioni in corso d’opera.
I misteriosi messaggi via radio, conditi da una buona dose di frustrazione per l’occasione persa, sono stati poi chiariti dal monegasco in persona al termine del Gran Premio. Ecco le sue parole:
«In macchina non avevo tutte le informazioni a disposizione, adesso le ho: abbiamo avuto un problema al telaio intorno al giro 40. Da quel momento in poi ero un passeggero, non c’era niente da fare. C’era tantissima frustrazione in macchina: pensavo fosse legato a un’altra scelta.»
Charles Leclerc ai microfoni di Sky Sport dopo il GP d’Ungheria.
Eppure, dopo la versione fornita da Leclerc in persona, ne è arrivata un’altra, a stretto giro di posta, da parte di George Russell. Il britannico, che aveva beneficiato del crollo della n°16 per conquistare la terza posizione, ha definito con maggiore precisione i problemi sofferti dal Cavallino:
«Penso che loro [Ferrari, ndr] fossero molto al limite con l’usura del fondo. Hanno cambiato le mappature del motore e incrementato la pressione delle gomme col fine di alzare la macchina: è l’unica spiegazione, anche perché Charles stava svolgendo un lavoro fantastico.»
Le parole di George Russell ai microfoni di Sky UK, al termine del Gran Premio.
Uno scenario come quello delineato dal pilota Mercedes rappresenterebbe una cruda verità per il team di Maranello: i difetti di progettazione della SF-25 non svaniscono, neanche dopo l’ultimo pacchetto di aggiornamenti.

dal Gran Premio di Cina, secondo round stagionale.
Al netto delle suddette problematiche, portare a termine l’impresa sarebbe stato ugualmente difficile, soprattutto alla luce della superiorità degli uomini vestiti in arancione: infatti McLaren, differenziando le strategie dopo la partenza deficitaria di Norris, ha aggiunto un’ulteriore variabile al muretto della Rossa.
Il britannico, però, non è stato encomiabile con la sola gestione gomme, ma anche tramite una comunicazione ineccepibile: se in un primo momento ha detto al suo ingegnere, William Joseph, di essere in difficoltà con i suoi pneumatici, dopo le soste altrui ha scoperto le carte e ha innestato un ritmo impareggiabile per chiunque.
200
Con il successo in Ungheria, Lando Norris ha ottenuto la duecentesima vittoria del team McLaren in Formula 1.
Dal canto loro, Charles Leclerc e la Ferrari si portano in vacanza tanta delusione e una convinzione: per piloti, squadra e tifosi il secondo posto nel Mondiale Costruttori non può bastare.
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