Fino ad ora, la stagione 2025 della Ferrari è stata a tutti gli effetti fallimentare: zero vittorie, qualche podio e tanti, tanti problemi. [Foto Scuderia Ferrari]
Mattia Agresti
Come da molti anni a questa parte, la stagione 2025 della Ferrari è iniziata all’insegna delle grandi speranze. Dopo aver conteso alla McLaren il titolo costruttori 2024 sino all’ultimo atto in quel di Abu Dhabi, più di qualcuno dalle parti di Maranello pensava concretamente di poter puntare al massimo risultato nell’ultimo anno di questo ciclo tecnico, monopolizzato dalla Red Bull con Max Verstappen.
D’altronde, la coppia di piloti con la quale il Cavallino si è presentata ai nastri di partenza assomigliava a un’autentica dichiarazione d’intenti: l’ingaggio di un 7 volte campione del mondo come Lewis Hamilton al fianco di Charles Leclerc non può avvenire senza il sostegno di un progetto ambizioso e, prima di tutto, concreto.
Ma dopo lo scorso 6 marzo, quando si è tenuta una presentazione in pompa magna di macchina e piloti all’ombra del Castello Sforzesco, i risultati non si sono mai stati in linea con le altissime aspettative, già dalla primissima sessione di prove libere in Australia.

Eppure, dopo la delusione al debutto stagionale, la combinazione pole-vittoria ottenuta da Lewis Hamilton nel segmento Sprint di Shanghai aveva ribaltato (almeno temporaneamente) le sensazioni della settimana precedente.
Lavoro vano, però, quello di Ferrari, che è stata costretta a intervenire, dalla mattina al pomeriggio, sull’altezza della vettura rispetto all’asfalto: viaggiando troppo bassa, il fondo della monoposto può andare incontro a un’usura eccessiva e il rischio è quello di incorrere in provvedimenti. Che non sono mancati.
Dopo la gara della domenica, chiusa con un altro deludente risultato (5° Leclerc, 6° Hamilton), entrambe le vetture sarebbero state squalificate: la n°16 del monegasco era sottopeso per l’eccessivo consumo dei suoi pneumatici hard; la 44 del britannico, invece, è stata trovata con il pattino del fondo oltremodo assottigliato.
Come un fil rouge, queste problematiche hanno attraversato l’intera stagione del Cavallino, protraendosi sino all’ultimo appuntamento in ordine di tempo. A Singapore, dopo un buon venerdì di prove, sono state necessarie le solite modifiche di assetto: per la SF-25, come dimostrato negli scorsi mesi, una ridotta altezza da terra non è sostenibile, a maggior ragione su tracciati con asfalto sconnesso.
Al prevedibile calo di prestazione, si è aggiunto il problema ai freni accusato da Lewis Hamilton (poi retrocesso in ottava posizione) negli ultimi giri del Gran Premio, mentre tentava l’assalto al quinto posto di Kimi Antonelli.

Nel box Ferrari, ora, non tira una buona aria. Da un lato, la frustrazione dei piloti emerge in maniera sempre più evidente, via radio e ai microfoni della stampa; dall’altro, le fumose spiegazioni del team principal Frederic Vasseur non aiutano a diradare la nebbia che circonda Maranello.
In questi mesi, peraltro, si decide il destino della Scuderia a lungo termine. Il progetto 2026, infatti, mette tutti dinanzi a un bivio: tornare con costanza a lottare per i piani alti oppure continuare in questo moto di caduta perpetua.
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