Sebbene non sia noto per essere il più loquace degli italiani, Jannik Sinner sta mostrando una versione di sé più espansiva. E l’ultima intervista con Federico Ferri ne è la tangibile dimostrazione. [Foto Getty Images]
Mattia Agresti
Ultima modifica: 8 novembre 2025, ore 16:58
«I make a break and you’re fucking sitting!»
Quelle riportate sono le parole che Jannik Sinner ha rivolto, durante i quarti di finale a Parigi contro Ben Shelton, ai membri del suo team, colpevoli di non averlo incoraggiato durante un passaggio delicato dell’incontro.
Ecco, portando alla vostra attenzione questo virgolettato (sul quale si spera che ammettiate la mancata censura), è intenzione di chi scrive quella di evidenziare una versione nuova del campione altoatesino.
In questi anni, abbiamo imparato a conoscere Sinner come un tipo non particolarmente loquace, quantomeno davanti all’obiettivo delle telecamere. Eppure, ascoltando qualche spezzone dell’intervista con il direttore di Sky Sport, Federico Ferri, si nota uno Jannik più espansivo rispetto al passato.
A supporto di questa tesi, c’è una sfumatura che potrebbe sfuggire ai meno avveduti: è il tono di voce, che conferisce al suo discorso un’inedita confidenzialità.
Incalzato sulla scelta di non prendere parte alle Finals di Coppa Davis, ha motivato così:
«Soprattutto a fine stagione, dopo la pressione, le partite giocate e le emozioni […] una settimana è tanto per noi atleti. Se tu hai una settimana in più di preparazione e di vacanza, arrivi più carico, con più energia e soprattutto con più voglia: noi giochiamo a tennis tutti i giorni e a volte ci sta che non hai chissà quale voglia [di prendere la racchetta in mano]. Le settimane di carico sono importantissime, per inizio stagione e a lungo termine.»
Tra i motivi di tale decisione, qualcuno registra una disaffezione nei confronti dell’Italia. E a sostegno di questa corrente di pensiero, ci sarebbero le seguenti prove: la mancata partecipazione ai Giochi di Parigi causa tonsillite e l’assenza nell’incontro di gennaio con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Sulle accuse di “poca italianità“, ha dichiarato col sorriso:
«Questa è una domanda alla quale non saprei rispondere. È un po’ come dire: “Perché oggi c’è il sole, non poteva piovere?” Sono orgoglioso di essere italiano, sono molto felice di essere nato in Italia e non in Austria, o da un’altra parte.»
Questa nuova sfumatura dell’altoatesino emerge al termine di una stagione anomala, segnata dai tre mesi di sosta per la questione Clostebol e da una programmazione stravolta.
In questo senso, Sinner è il modello del professionista antifragile: ha la qualità di approcciare alle avversità in maniera positiva, interpretandole sempre come opportunità di crescita e miglioramento.
Non a caso, i punti di svolta della sua carriera coincidono con sconfitte particolarmente dolorose: la finale del Roland-Garros contro Carlos Alcaraz e quella con Daniel Altmaier, sempre a Parigi, nel 2023.
Intanto, continuando a racimolare risultati eccellenti, può presentarsi all’appuntamento di Torino con un’ambizione: chiudere l’anno da numero 1 del mondo.
Difficile, perché non dipenderà tutto da lui, ma non impossibile.
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