Lorenzo Musetti può guardare alla settimana di Monte-Carlo con soddisfazione: agli archivi vanno la prima finale in un Masters 1000 e una top10 sempre più vicina. [Foto Getty]
Mattia Agresti
É giunto il momento di cestinare tutti quei soprannomi mutuati da personaggi illustri del passato e di celebrare Lorenzo Musetti per lo splendido tennista che è diventato.
Dall’ottimo torneo disputato sulla terra del Monte-Carlo Country Club, abbiamo avuto ulteriori conferme dei progressi raggiunti dal carrarino, non solo in termini di qualità del gioco espresso, ma soprattutto per la capacità di restare sempre nel vivo dell’incontro, anche quando non va tutto per il verso giusto.
E durante la settimana trascorsa nel Principato, il carrarino ne ha incontrate eccome di difficoltà: sin dal primo turno contro il cinese Bu, l’azzurro ha impiegato del tempo per alzare i giri del motore, finendo quasi sempre per rincorrere gli avversari di turno. Eppure, Lorenzo ha imparato a “sporcarsi le mani” e a uscire vincitore da incontri che si sono presto tramutati in durissime battaglie, sia dal punto di vista mentale che atletico.
Durante la finale di domenica contro Carlos Alcaraz, però, le fatiche della settimana alle spalle si sono fatte sentire. Sebbene l’allievo di Simone Tartarini fosse riuscito a invertire il trend degli incontri precedenti con una prestazione eccellente nel primo set, dopo un’ora di gioco la spia della riserva si è accesa ed ha dovuto alzare bandiera bianca davanti allo strapotere e alla freschezza dell’iberico.
Con questo risultato, il classe 2003 di El Palmar non ha solo aggiunto un nuovo trofeo alla già ricchissima bacheca personale, ma ha anche operato il sorpasso su Alexander Zverev al numero 2 della classifica mondiale.

un totale di 11 ore e 31 minuti in campo nei cinque incontri precedenti: ben 3 ore e 55 minuti (e una partita) in più del suo avversario. [Foto Getty]
Nonostante le difficoltà che si sono presentate, in conferenza stampa Musetti non ha generato allarmismi riguardo alla sua forma fisica. Ecco le sue parole, raccolte da Simone Eterno di Eurosport Italia:
«Sul lato fisico non credo [siano necessari] molti cambiamenti. C’erano quattro ore di differenza tra me e Carlos, praticamente due partite in meno. Ho battuto gente fisicamente preparata come Tsitsipas e de Minaur, ma anche Lehecka. Ci sono tante cose. La consapevolezza di poter stare a questo livello ti fa migliorare.»
A incidere sulla prestazione del carrarino sono state anche le poche ore di recupero alla vigilia della finale, anticipata alle 12:00 per le previsioni meteo avverse nel pomeriggio di domenica.
Spingendosi sino all’ultimo atto nel Masters 1000 monegasco, il carrarino si è guadagnato il best ranking alla posizione numero 11, che potrebbe essere limata già dal lunedì di Pasquetta, senza neanche scendere in campo.
Tutto dipende dai risultati dei suoi diretti concorrenti (Rune, Ruud, Fils) nel 500 di Barcellona: per spodestare dalla top10 l’azzurro, al danese basta raggiungere la finale, mentre al norvegese e al francese serve vincere il torneo (potete cliccare qui per aggiornamenti in tempo reale).
Ora, Lorenzo può smaltire il problema alla coscia destra e ricaricare le batterie in vista dei grandi appuntamenti nel suo «habitat naturale», a partire dal torneo di Madrid della prossima settimana.
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