Dopo l’uscita dalla Coppa Italia e il sorpasso subito dal Napoli, l’Inter ha resistito sotto i colpi di una tempesta (quasi) perfetta: il Barcellona di Hansi Flick. [Foto Getty]
Mattia Agresti
Un vecchio adagio dice come dopo la tempesta arrivi sempre il sereno. Ebbene, sull’Inter che lascia la Catalogna non splende di certo il sole – del resto, siamo solo a metà dell’opera – ma si può affermare con una certa sicurezza che l’occhio del ciclone si è allontanato.
A tirare l’equipaggio fuori dalla tormenta ci ha pensato il comandante, Simone Inzaghi, che sulla collina di Montjuic ha portato con sé la tranquillità del più navigato dei lupi di mare.
L’allenatore – difeso a spada tratta dal presidente Marotta prima dell’incontro – non ha messo il focus sulle sole insidie offensive dei blaugrana, ma ha mirato anche ai frequenti blackout della retroguardia, nota per la sua posizione estremamente avanzata.
E se la partita contro la banda Flick si preannunciava complicatissima, soprattutto per i momenti diametralmente opposti vissuti dalle due squadre, ecco che i rientranti Dumfries e Thuram impiegano mezzo giro d’orologio per risalire il campo controvento e confezionare un vantaggio coi fiocchi: cross dell’olandese, tacco del figlio d’arte e difesa trafitta lì nel tallone d’Achille. Proprio come Inzaghi desiderava.

[Foto Getty Images]
Il colpo da biliardo del francese, di fattura ben più pregevole rispetto a quello del connazionale Ousmane Dembelé, è stato solo il preludio a una battaglia pura, nella quale i nerazzurri hanno sguazzato fino al raddoppio, respingendo qualsiasi tentativo di incursione avversaria con una fase difensiva ordinata.
Se dopo l’acrobazia dell’olandese, però, i tifosi interisti avevano iniziato a sognare ad occhi aperti, ci ha pensato il ragazzino con la maglia numero 19 a riportarli con i piedi per terra.
Con la maturità di un veterano, dopo lo 0-2, Lamine Yamal ha preso per mano la squadra e con i giochi di prestigio del suo repertorio ha riacceso l’entusiasmo nel pubblico dell’Estadi Olímpic Lluís Companys: prima ha accorciato le distanze con un assolo – molto simile al gol siglato contro il Benfica, a marzo – e poi ha continuato a seminare il panico nella difesa nerazzurra con passaggi illuminanti e conclusioni pericolose, scheggiando la traversa prima del pari di Ferran e spegnendo ogni dubbio sulla sua condizione (aveva destato preoccupazione il riscaldamento interrotto e l’entrata anticipata in spogliatoio).
Nel secondo tempo, nonostante la seconda marcatura personale di Dumfries, tra l’Inter e le speranze di successo si é intromessa anche la dea bendata: oltre al forfait di Lautaro – é in forte dubbio per il ritorno, rivela Inzaghi – la carambola del gol di Raphinha e il gol annullato per fuorigioco millimetrico a Mkhitaryan hanno impedito ai nerazzurri di tornare a San Siro con un pur minimo vantaggio.

alla 4ª giornata della fase a gironi. Il risultato? 3-3 (reti di Dembelé, Lewandowski (2), Barella, Lautaro, Gosens). [Foto Getty]
É innegabile: il Barcellona e i suoi 158 gol stagionali fanno paura a chiunque. Inzaghi e la sua squadra, però, si ripresenteranno a Milano rinvigoriti dall’ottima prestazione messa in campo a Barcellona, consapevoli che con il pubblico (e anche la storia) dalla sua parte, arginare le mareggiate dei ragazzi di Flick sarà un’impresa possibile.
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