Dopo aver digerito la fallimentare estate in terra tedesca, gli Azzurri si sono presentati agli appuntamenti di Nations League in una forma (finalmente) convincente. [Foto UEFA]
Mattia Agresti
Sono passati tre mesi e mezzo dalla débacle di Berlino e l’Italia ha decisamente cambiato passo. Alla squadra confusa e priva di un piano di gioco che è atterrata in Germania, si è opposta, negli incontri di settembre e ottobre, la versione migliore della Nazionale da molto tempo a questa parte.
Tutto ciò é stato possibile dopo un’attenta autocritica dello stesso Spalletti, il quale, oltre ad etichettare quella appena passata come «un’estate bruttissima», ha ammesso le proprie responsabilità davanti alla stampa riguardo un eccesso di pressione gravato sui giocatori.
Il CT ha trovato l’alchimia giusta con un 3-5-2 ben assortito di conferme e nuovi innesti, che ha dato i propri frutti già dall’incontro del Parco dei Principi: a Parigi, al netto della rete subita a freddo da Barcola, gli Azzurri hanno sciorinato un ottimo calcio e delle trame che, solitamente, si osservano in squadre di club ampiamente collaudate; in questo senso, è emblematico il gol di Dimarco, che ha messo la ciliegina sulla torta in coda a un’azione corale, sviluppatasi da una parte all’altra del campo.
Se l’esterno dell’Inter rappresenta da tempo un punto fermo, sono soprattutto i nuovi interpreti del centrocampo, Samuele Ricci e Sandro Tonali, a prendersi (con merito) le luci della ribalta in questo cast rinnovato: le geometrie del torinista e la sostanza dell’ex-Milan hanno garantito grande equilibrio in un disegno tattico che comprende anche Davide Frattesi, il capocannoniere a sorpresa (7 gol in 17 presenze) della gestione Spalletti.

Francesco Totti nella classifica marcatori all-time della Nazionale italiana. [Foto UEFA]
Restando in tema bomber, l’inizio di stagione di Mateo Retegui risulta piuttosto promettente: l’italo-argentino, con 8 gol all’attivo in campionato, sta colmando alla grande il vuoto lasciato da Gianluca Scamacca, sia nell’Atalanta che in Nazionale, con la quale ha scritto il suo nome sul tabellino negli ultimi appuntamenti contro Belgio e Israele.
A dire il vero, l’ex Tigres e Genoa deve ringraziare soprattutto Roberto Mancini, che ha avuto l’intuizione di convocarlo nel marzo 2023, catapultandolo in una nuova dimensione calcistica, da semi-sconosciuto a punto di riferimento assoluto.
Per trasformarlo in un’autentica macchina da gol, Spalletti cerca ancora la pedina giusta da affiancargli in questo nuovo scacchiere. I papabili sono diversi: l’indiziato numero uno sembra essere Giacomo Raspadori, anche se dietro di lui scalpitano Moise Kean, che ha trovato poco spazio e Lorenzo Pellegrini, reduce da un periodo complicato.
Per quanto concerne la retroguardia, la grande certezza si chiama Riccardo Calafiori. Il giovane difensore, che ha fatto delle sue scorribande offensive un marchio di fabbrica, si è messo in vetrina nella scorsa stagione con il Bologna e con la maglia azzurra, guadagnandosi un posto nell’Arsenal di Mikel Arteta.
Sebbene la voce età sulla sua carta d’identità reciti 22, le dichiarazioni sembrano già quelle di un leader navigato:
«Siamo completamente un’altra squadra: dobbiamo solo continuare così. Ci siamo messi alle spalle la batosta degli Europei e la stiamo sfruttando a nostro favore.»
Riccardo Calafiori nel post partita di Italia-Israele ai microfoni RAI.
Luciano, però, non può dirsi ancora soddisfatto. Nella cura maniacale dei dettagli, c’é bisogno di eliminare qualche disattenzione difensiva di troppo: gli Azzurri, infatti, non mantengono la porta inviolata da 8 partite di fila.

(Italia 4-0 Malta – Qualificazioni europei). [Foto Getty]
Per effetto di questi risultati, l’Italia rientrerà nelle dodici teste di serie per il sorteggio dei gironi di qualificazione verso il Mondiale 2026, che si terranno a Zurigo il 13 dicembre.
L’imperativo, dunque, é uno solo: vietato fallire.
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