Nel mezzo di quest’insolita pausa autunnale, è il momento giusto per parlare degli uomini-copertina del mese di settembre, in attesa dei sei appuntamenti finali della stagione. [Foto F1]
Mattia Agresti
Nonostante gran parte della tournée europea sia stata colma di colpi di scena, il mondiale di Formula 1 è tornato a Zandvoort, dopo le vacanze, con uno scenario di classifica piuttosto delineato, almeno nel mondiale piloti: Max Verstappen, nonostante il digiuno di vittorie andasse avanti dal GP di Spagna, si è presentato all’appuntamento casalingo con un vantaggio di 78 punti su Lando Norris, secondo in graduatoria.
Prima del break estivo, in realtà, le gerarchie erano mutate sensibilmente; sono stati notevoli i passi in avanti dei papaya, che a lungo hanno disposto della vettura più performante.
Ciononostante, l’immenso potenziale non è stato mai sfruttato appieno per effetto di alcune sbavature al muretto: come ammesso da Norris ai microfoni di Sky Sport alla vigilia del GP d’Olanda, «abbiamo commesso piccoli errori che hanno avuto delle gravi conseguenze.»
In seguito all’atterraggio nei Paesi Bassi, però, il team di Woking ha messo le ali, non solo per il ricchissimo pacchetto di aggiornamenti presentato, ma anche tramite un labor limae sulle piccole imprecisioni, grazie al quale gli uomini in arancione hanno generato un ampio divario, in termini di prestazioni, con il resto della griglia.
A dimostrazione dello scatto compiuto da McLaren dopo la sosta, ecco come è cambiata la classifica costruttori in 4 gare:
Classifica costruttori prima del Gran Premio d’Olanda
- Red Bull: 408 punti;
- McLaren: 366 punti (-42);
- Ferrari: 345 punti (-63);
Classifica costruttori dopo il Gran Premio di Singapore
- McLaren: 516 punti;
- Red Bull: 475 punti (-41);
- Ferrari: 441 punti (-75).

costringendo Red Bull a inseguire. [Foto F1]
Durante i quattro round a cavallo tra Europa e Asia, il team britannico ha dominato in lungo e in largo: a Zandvoort e a Marina Bay, Lando Norris ha timbrato due autentiche prove di forza, vincendo in entrambi i casi con ampio margine su Max Verstappen (20 secondi in Olanda, 22 a Singapore); in quel di Baku, invece, ci ha pensato Oscar Piastri a far sorridere Zak Brown e soci in coda a un Gran Premio mozzafiato, condito dalle polemiche sul mini-drs della MCL38.
Nel mezzo, è arrivato l’unico “scivolone” degno di nota: a Monza, nonostante avessero prenotato l’intera prima fila in qualifica, hanno mandato tutto al vento in gara con le tanto discusse papaya rules. Questa mancanza di cinismo è costata cara e ha contribuito (in buona parte) alla vittoria di Charles Leclerc e della Ferrari, che hanno trionfato davanti ai propri tifosi anche grazie a una masterclass in materia di gestione gomme e di strategia.
Abbiamo visto come possa cambiare un mondo, in Formula 1, nel giro di qualche mese. Attualmente, la questione non tocca da vicino solo i top team, ma anche (e soprattutto) Daniel Ricciardo: basti pensare che alla fine di luglio, di fronte al pessimo rendimento di Sergio Perez, il pilota Aussie flirtava con la possibilità di guadagnarsi nuovamente un sedile al fianco di Max Verstappen. Ora, invece, sembra aver scritto la parola fine sulla propria carriera in Formula 1 dopo che Racing Bulls ha deciso di sostituirlo per i sei Gran Premi rimanenti con il giovane Liam Lawson.

della penalità che il team Visa CashApp farà scontare al rookie. [F1]
Su questo argomento (e su tanto altro) si è espresso Christian Horner durante una puntata del podcast F1 Nation. Qui, il boss di Red Bull ha individuato la motivazione principale di questa separazione in una «mancanza di continuità», emersa soprattutto nel primo segmento dell’annata; il rovescio della medaglia, invece, vede un giovane pilota ritornare su questi palcoscenici.
Tornando a Daniel, c’è da dire che il suo futuro prossimo è ancora avvolto dalla nebbia, nonostante in molti – Horner per primo – abbiano caldeggiato l’ipotesi di un ruolo come ambassador nell’universo Red Bull.
Al momento, però, l’unica certezza è che il 35enne di Perth resterà nelle memorie dei fan con i suoi team radio, i suoi tuffi in piscina e la disgustosa quanto iconica shoey. Tutto ciò, accompagnato da un autentico marchio di fabbrica: quel sorriso illuminante e coinvolgente, stampato sul suo volto 365 giorni l’anno.
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