La ville lumière si è preparata a lungo, ma all’appuntamento più importante ha indossato il vestito delle grandi occasioni.
Mattia Agresti
Parigi e la Francia hanno superato l’esame dei Giochi a pieni voti, mettendo da parte tutti i dubbi della vigilia e dando vita a un evento che resterà indelebile nelle memorie collettive.
Ad essere particolarmente attenzionata era la grandiosa cerimonia d’apertura delle Olimpiadi, ideata da Thomas Jolly per la prima volta al di fuori dei confini di uno stadio: il 42enne, genio del teatro, ha progettato una sfilata delle delegazioni sulla tanto chiacchierata Senna e ha confezionato un kolossal di 4 ore e mezza che ha visto la partecipazione di un cast stellare, con Lady Gaga e Céline Dion ad aprire e chiudere una cascata di volti noti dello sport e dello spettacolo.

A distanza di un paio di settimane, ha avuto maggiore fortuna la festa che ha inaugurato le Paralimpiadi nella splendida cornice di Place de la Concorde. La cerimonia, che ha messo in risalto le contraddizioni della società moderna in termini di inclusività, ha dato il via alla «rivoluzione Paralimpica» – ha affermato Tony Estanguet, presidente del comitato di Parigi 2024.
A conferire un carattere di autenticità a questi Giochi ci ha pensato il patrimonio storico-culturale di Parigi e della Francia: simboli come il Grand Palais e l’Esplanade des Invalides sono stati teatri straordinari di imprese nel cuore della città; altri prosceni, invece, erano siti fuori la ville lumière, come la baia di Marsiglia e la paradisiaca Teahupo’o.

L’Italia si è presentata con la delegazione più folta di sempre, superando Tokyo 2020 2021 sia per le dodici medaglie d’oro a cinque cerchi (erano 10 a Tokyo) che per i 71 podi degli atleti paralimpici (69, in Giappone).
Iniziando dai portabandiera azzurri, non si può che sottolineare la sfortuna che ha colpito Gianmarco Tamberi e Ambra Sabatini: se Gimbo è stato martoriato dalle coliche renali, la livornese è caduta a un passo dalla conferma del titolo nei 100m T63.
Per Arianna Errigo e Luca Mazzone, invece, il bilancio sorride: da un lato, la fiorettista ha conquistato un argento a squadre; dall’altro, il pugliese ha collezionato sulla sua handbike due secondi e un terzo posto.
Tra le mura dello Stade de France, i nomi più attesi tra gli azzurri erano quelli di Jacobs&co. e di capitan Tamberi. Con il passare dei giorni, però, a prendersi le luci della ribalta sono stati altri: il classe 2005 Mattia Furlani ha battezzato l’esordio a cinque cerchi col bronzo nel lungo; Nadia Battocletti ha regalato un argento e un quarto posto preziosi e inaspettati al mezzofondo; Andy Diaz Hernandez ha seguito le tracce di coach Fabrizio Donato, replicandone il terzo posto di Londra 2012.
Le domeniche olimpiche sono state scandite da successi strabilianti: a far sventolare il tricolore lo scorso 4 agosto non ci ha pensato solo Marta Maggetti, ma anche la coppia formata da Sara Errani e Jasmine Paolini, all’indomani del bronzo conquistato da Lorenzo Musetti e subito dopo il trionfo di Novak Djokovic.
Infine, sul viale del tramonto, Paola Egonu e compagne, sotto la guida tecnica del monumentale Julio Velasco, hanno spazzato via la resistenza degli USA, piazzando la ciliegina sulla torta e mettendo alle spalle le nubi della gestione Mazzanti.

Sono stati anche i Giochi dei piccoli centri: basti pensare al quarto d’ora di gloria che il primo agosto (di nuovo) ha vissuto Roncadelle, il paesino del bresciano che ha dato i natali ad Alice Bellandi e Giovanni de Gennaro. E se dicessimo Dragona, Municipio X? Impossibile che la mente non corra a Rigi Ganeshamoorthy, il discobolo entrato nelle case degli italiani con tre record del mondo, prima, e con quell’intervista tutta ironia e leggerezza, poi.
Che non passino inosservate le imprese delle ragazze della ginnastica, con Alice d’Amato e Manila Esposito su tutte, a prendersi la scena sia nell’individuale che nella prova a squadre.
E dulcis in fundo, una menzione d’onore va a Ruggero Tita e Caterina Banti, che hanno confermato il dominio nella classe velica del Nacra 17, i catamarani volanti.
Anche per Stefano Raimondi si è trattato di un’estate da sogno. I cinque podi individuali (4 ori e un argento) del nuotatore sono stati impreziositi da un successo di coppia: infatti, nella staffetta mista 34 punti, ha ottenuto il primo posto davanti agli occhi del figlio e al fianco della compagna Giulia Terzi, di Simone Barlaam e di Xenia Francesca Palazzo – con tanto di record del mondo.
La Défense Arena, oltre a essere stata terra di conquista dell’idolo di casa Léon Marchand, è stata la culla delle emozioni di Thomas Ceccon, Nicolò Martinenghi e Greg Paltrinieri che si è dovuto arrendere, nella sua gara, al cospetto di Bobby Finke, che ha abbattuto il primato del mondo ultradecennale di Sun Yang.

Sebbene non abbia ottenuto il terzo successo consecutivo, Bebe Vio Grandis ha ugualmente lasciato il segno con due terzi posti, confermando lo status di ambasciatrice del movimento Paralimpico. Se a 35 anni Martina Caironi ha scritto un lieto fine alla propria splendida carriera con il trionfo sui 100 e la piazza d’onore nel lungo, l’eterna Assunta Legnante non ha intenzione di fermarsi ai due squilli parigini (oro nel peso, argento nel disco) e ha già dato appuntamento a tutti a LA2028.
Mettendo per un attimo da parte tutte le gioie a tinte azzurre, cos’altro ci resta di questa splendida estate parigina?
Sicuramente, la finale dei 100m maschili più veloce di sempre, nella quale Noah Lyles e Kishane Thompson (rispettivamente oro e argento) sono stati separati da soli 5 millesimi e dove il giamaicano Oblique Seville, ultimo, ha stampato 9.91.
Inoltre, chi è che non ha ancora negli occhi il volo di Gabriel Medina sulle acque di Tahiti? E ancora: come avete fatto a non rimanere estasiati davanti alle gesta dell’arciera indiana Sheetal Devi, abile nel competere con il solo ausilio dei propri arti inferiori?

Ai più sarà passata inosservata, ma è stata storica a suo modo anche la medaglia d’oro della squadra di casa nel calcio a cinque per non vedenti: sotto la Tour Eiffel, i Bleus hanno battuto gli argentini dopo i calci di rigore, regalando a qualcuno il sapore della rivincita, a meno di due anni di distanza, di quella nefasta finale mondiale in Qatar.
E poi, come dimenticarsi di Mondo Duplantis e Teddy Riner, che hanno giganteggiato in lungo e in largo, confermando primati del mondo e strisce infinite di imbattibilità.
Grazie di cuore, Parigi. Grazie di cuore, Francia. Certe vibes, o per dirla alla francese, vibrations, sono indimenticabili.
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