Nel match di terzo turno dello US Open, Brandon Nakashima ha avuto la meglio del carrarino (6-2, 3-6, 6-3, 7-6) dopo che quest’ultimo si era fatto agganciare dalla situazione di 4-0 e servizio nel quarto parziale.
Mattia Agresti
Nell’anno della sua piena maturazione, Lorenzo Musetti si è tolto parecchie soddisfazioni, sia in campo che nella vita: se il bronzo olimpico sulla terra di Parigi e la prima semifinale Slam sui sacri prati di Church Road sono stati i punti salienti della stagione tennistica, la gioia più grande è arrivata il 15 marzo scorso con la nascita del primogenito Ludovico, che ha trasmesso quella serenità mancante e sta insegnando tanto al neo-papà.
A dire il vero, non è stato costellato da soli successi il 2024 dell’allievo di Simone Tartarini, il quale ha dovuto incassare qualche sconfitta bruciante lungo il percorso, come il late show di 4 ore e mezzo al Roland Garros contro Novak Djokovic, terminato dopo le tre del mattino: in quell’occasione, Musetti era arrivato in fondo con la spia del carburante accesa, facendo insorgere molti dubbi sulla sua condizione atletica.
A riguardo, i punti interrogativi sono scomparsi nel corso dell’estate, lasciando spazio a delle cementate certezze su una forma fisica brillante, che si sommano alle già note abilità con la racchetta in mano.
Sul cemento di New York, però, l’azzurro ha dovuto incassare una sconfitta tanto dolorosa quanto formativa: se agli occhi di qualcuno l’incontro perso con Brandon Nakashima potrebbe rappresentare una ferita difficile da rimarginare, è molto più probabile che Musetti, anche alla luce dei progressi lampanti ottenuti negli ultimi mesi, possa assimilarla rapidamente, etichettandola come una lezione preziosissima, da cui imparare e non poco.
Attenzione, però, a non intendere il termine lezione nelle sue sfumature “negative”: non si tratta di una punizione né tanto meno della proverbiale lezione di tennis.
Un incontro del genere (e il rocambolesco quarto set, in particolare) può fungere come promemoria prezioso per l’azzurro: vietato rilassarsi in campo, neanche davanti a un doppio break di vantaggio.
Se da un lato ha avuto la colpa di aver sprecato un ampio vantaggio, c’è da spezzare una lancia a favore di Musetti: sul 4 pari, quando l’inerzia era decisamente dalla parte del californiano, il Lorenzo di qualche mese fa avrebbe perso facilmente il polso della situazione e sarebbe uscito con la testa dall’incontro.
Proprio in quel frangente, sullo 0-30, è bastato uno sguardo colmo di determinazione a trasmettere una ritrovata tranquillità e a testimoniare come determinati progressi non vadano in fumo così facilmente. Con tale gesto, il carrarino è sembrato dire al proprio angolo: «Ora ci penso io, so cosa devo fare». Detto, fatto.
L’azzurro ha stretto i denti e ha portato il set al tiebreak, ma lì si è dovuto arrendere alla superiorità dell’americano.
Giù il cappello, dunque, al cospetto del 23enne di San Diego, al quale va dato credito di esser riuscito a risalire la china in un 2024 che lo aveva visto partire dal numero 134 della classifica e che lo vedrà proiettato, dopo il quarto turno raggiunto a New York (uguagliato l’ottavo di finale di Wimbledon 2022), al suo best ranking (da lunedì 9 settembre, al n°40 del mondo).

La maturità del Musetti degli ultimi tempi è venuta fuori anche nella conferenza post-partita, quando l’azzurro ha parlato alla stampa con lucidità, sottolineando da un lato gli aspetti da migliorare (la continuità al servizio) e dall’altro quelli che lo hanno soddisfatto (il livello di gioco).
Lorenzo sa che non c’è tempo per leccarsi le ferite e allora suona la carica: «Fisicamente […] e anche mentalmente c’è voglia di lottare e di vincere, ancora di più dopo una sconfitta così.»
Ora si vola verso il finale di stagione, con la vaga sensazione che questa volta sì, l’alunno abbia imparato la lezione.
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