Si è alzato il sipario sulla nuova stagione ma il copione, per il Milan, non è cambiato: le solite disattenzioni costano il KO con la Cremonese. [Foto AC MILAN]
Mattia Agresti
Alla Scala del calcio c’era tanta attesa per la prima da titolare di Luka Modric. E c’era altrettanta trepidazione per accogliere nuovamente sulla panchina Massimiliano Allegri, quel normalizzatore che i tifosi rossoneri bramavano. Insomma, in casa Milan c’era aria di un nuovo inizio dopo un’annata trascorsa sulle montagne russe, tra delusioni e successi, ammutinamenti e cambi della guardia.
Ma al termine dello spettacolo, a giudicare dal brontolio della platea di San Siro, sembra che il pubblico non sia rimasto soddisfatto. D’altronde, un paio di elementi non possono rivoluzionare, da subito, una trama poco convincente.
In un San Siro silente che, a tratti, ricordava il teatro alla Scala – quello vero – la sensazione è che Milan-Cremonese 1-2 fosse l’ennesima messinscena dello stesso, scadente copione.
Nessuno si attendeva un’assimilazione istantanea dell’Allegrismo e del suo calcio tutto sudore e sacrificio. Ma allo stesso tempo nessuno – né tifosi né addetti ai lavori – pensava di rivivere gli incubi della scorsa stagione: per errori compiuti e interpreti in campo, è sembrato che Milan-Cremonese appartenesse alla 39ª giornata della Serie A 2024/2025.
I SOLITI NOTI
Degli undici interpreti scelti dal tecnico livornese, solo due i volti nuovi: oltre al sopracitato Modric – che ha predicato a lungo nel deserto con i suoi suggerimenti – sulla corsia di sinistra ha agito l’ecuadoriano Pervis Estupinan, che nei 45 minuti a sua disposizione ha ricalcato le prestazioni dell’ultimo Theo Hernandez.
A immagine e somiglianza del francese, l’ex Brighton ha alternato a una fase offensiva disordinata – l’assist del momentaneo pareggio è l’unica nota positiva – un lavoro difensivo colmo di distrazioni: per tali ragioni, ha indotto Allegri a preferirgli un Alex Jimenez nervoso dall’intervallo in poi.
A completare l’inaffidabile catena di sinistra c’era Strahinja Pavlovic, croce e delizia nel corso di questa prima uscita stagionale.

CROCE E DELIZIA
Da un lato, il serbo ha firmato il momentaneo
pareggio nel recupero del primo tempo (esultanza a sinistra);
dall’altro, è lui che marca approssimativamente Baschirotto e
Bonazzoli in occasione delle reti grigiorosse.
(FOTO Getty Images)
Dopo che alcune noie fisiche hanno tenuto fuori dai giochi Leao per questa prima uscita, il peso dell’attacco è ricaduto sulle spalle di Santiago Gimenez, la cui condizione – come ammesso da Allegri alla vigilia – non era ottimale (non aveva i 90′ nelle gambe). E lo si è visto bene: ha sofferto – e non poco – nel duello corpo a corpo con Baschirotto.
Nei primi sei mesi non era nelle condizioni migliori per esternare tutto il suo potenziale ma ora, con l’arrivo di un nuovo concorrente come Boniface – salvo sorprese last minute – avrà nuovi stimoli per conquistarsi una maglia da centroavanti.
Per quanto riguarda gli altri contribuenti alla produzione offensiva, sia Pulisic che Saelemaekers – tornato titolare in Serie A col Milan a 371 giorni di distanza – non sono andati oltre la loro solita prova generosa.
POCHI SOLITI, TANTI IGNOTI
Con l’estate milanese che volge al tramonto, saranno sempre meno i turisti che occuperanno i seggiolini di San Siro e i più fedeli torneranno a scaldare l’atmosfera.
Ma se nelle ultime due uscite contro Bari e Cremonese il caro vecchio “fattore campo” è sembrato ribaltato – dopo il gol di Bonazzoli, per un attimo, sembrava di trovarsi allo Zini di Cremona – un motivo si trova nelle rinnovate tensioni tra tifo organizzato e società, che hanno costellato la scorsa stagione. Alla vigilia, quando gli avevano rivolto delle domande sull’ambiente «poco trascinante» di San Siro, Allegri ha risposto così:
«Bisogna essere bravi noi anche a trascinare i tifosi con prestazioni tecniche e di squadra, per conquistare le vittorie centimetro dopo centimetro. In quel momento lì, sicuramente, lo stadio ci darà una mano.»
Massimiliano Allegri durante la conferenza stampa pre-partita di Milan-Cremonese.
Per una squadra ambiziosa, che vuole puntare al bersaglio grosso, c’è ancora tanto tempo per lavorare. E la direzione tracciata da Allegri è chiara: arrivare a marzo nella miglior forma possibile, perché è lì che si decidono i campionati. Ora, se davvero il Milan volesse ricalcare la scorsa annata, faccia pure. Ma prenda come esempio il Napoli. E auspichi che il finale sia lo stesso.
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